A spasso tra i caldi colori dell’ocra

Se le vostre vacanze vi portano in Provenza (Francia), c’è un paesino che non dovete perdervi: Roussillon.

Arroccato su di una collina è famoso per il suo “Sentiero delle Ocre”, dove il colore forte delle rocce contrasta con il verde degli alberi ed il celo azzurro della Provenza.

Le rocce per certi versi ricordano il Moab dello Utah o il Brice Canyon, anche se lo spazio è decisamente più “ristretto”.  

Due i sentieri da percorrere a piedi tracciati, ben segnalati e fattibili anche con bambini, uno da 30 minuti e uno da 60 minuti (ma i tempi indicati sono molto generosi) che vi porteranno nel cuore del parco ammirandone i colori e le forme delle rocce e della vegetazione.

Infine, uscendo dal parco, un giro per le vie stette del paesino e lo sguardo sulla valle dalla sommità della piazza del paese è d’obbligo.

A questo link il sito ufficiale.

Sotto il nostro fotoracconto.

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A Berlino, passeggiando tra i blocchi per non dimenticare

2.711 blocchi di cemento rettangolari, di dimensione diversa, sistemati a griglia in modo da sembrare bare, che formano un labirinto i cui stretti corridoi dal fondo “ondulanto”, sono a simbolo della condizione degli ebrei durante il periodo raziale.

E’ il Memoriale per gli ebrei assassinati d’Europa, o memoriale dell’Olocausto, e come molti dei luoghi di ricordo a Berlino è sobrio, non retorico, dove la pesantezza del ricordo riesce ad essere anche leggera.

Il monumento si trova nel quartiere di Mitte (un tempo era la terra di nessuno tra i due lati del Muro) circondato da un parco, palazzi, ed a nord dall’ambasciata USA e poco più avanti la Porta di Brandeburgo ed il palazzo del Governo.

L’area, di circa 20 mila metri quadrati, è sempre aperta in modo che si possa vivere: unico limite (spesso disatteso) non salire sui blocchi. Sotto l’area un “Centro di documentazione” che raccoglie le storie e testimonianze delle famiglie vittime dell’Olocausto in Europa.

All’uscita, uno scritto di Primo Levi ammonisce ricordando che quanto è successo, può succedere di nuovo.

 

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I volti di New York

Nessun posto al mondo è paragonabile a New York perchè New York ha dentro di sè l’anima di tutti i posti del mondo.
Siamo abituati a visitare città ed ammirarne i monumenti, le costruzioni, le opere d’arte, ma ciò che rende unica questa città non sono i grattacieli, non sono i taxi gialli, i ponti e nemmeno la Statua della Libertà.

New York è una metropoli enorme, milioni di strade che si intrecciano ordinate, e appena arrivi a Manhattan e sali i gradini della metropolitana riesci solo a guardare in aria e a sentirti dentro un film.

È solo alla fine del tuo viaggio che ti rendi conto di non aver visitato una città bensì di aver incontrato la vita negli occhi di chi la città la vive.

Hai camminato per chilometri ascoltando decine di lingue diverse, hai guardato facce provenienti da tutto il mondo, sfiorato per sbaglio pelle di un colore diverso dal tuo.

Ti sei stupito di fronte a cose che fino ad un attimo prima reputavi strane e che invece tra la gente di New York appaiono del tutto normali.

Hai visto artisti, lavoratori, turisti convivere in un’armonia magica.

Hai trascorso ore che sembravano secondi nella corsa della città che non dorme mai ed attimi eterni.

Hai assaggiato sapori di tutti i Paesi, sentito l’odore della pioggia rabbrividendo ed il sole ti ha scaldato mentre stavi disteso su un prato a Central Park.

Hai conosciuto che cos’è la libertà.

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Castelluccio di Norcia ritorna ad essere magico

Castelluccio (Norcia-PG) è un luogo dove il tempo si mescola creando forme inaspettate. Un luogo per certi versi magico, laddove un rifiorire di sensazioni immediate assumono fisionomie a tratti tangibili, a tratti immateriali ed incorporee. Sentimenti insospettabili si rincorrono in rapide scorribande dove l’anima ogni volta scalpita rinnovandosi come quel fresco mattino che sorge all’alba donandoci una vita nuova, imprevedibili bellezze e cotanti misteri.

Castelluccio (Norcia) è un luogo che sembra vivere al di fuori del tempo; il silenzio sembra asciutto, il vento si alterna a momenti di calma ( apparente! ) tanto che lo sguardo fa fatica a posarsi sulle cose e a scorgere attimi dietro a quei contorni che sembrano cambiare forma in un baleno.

Le montagne che sono vetuste, antiche, perfettamente intatte nel loro stato d’animo vivo ed imponente … sono lo sfondo ideale per un paesaggio che produce stupefazione e sbigottimento ogni qual volta lo sguardo si appoggia su di esso.

Il presente che si muove in maniera diligente, quasi danzando sulle punte attraverso movimenti ordinati, ponderati, e la macchina fotografica che persino si commuove quando inquadra bambini avvolti in tutto il loro splendore; occhi che rivelano alla vita la speranza vera, pura, il candore di chi la vita la sente palpitare dentro come un fuoco sempre acceso.

Una signora anziana, che forse, pensa alla solitudine come a un luogo persino affascinante. Una dimensione da cui attingere nozioni per poter affrontare un cammino nuovo, o una vecchia strada, usata nel tempo … perché il tempo passa con eleganza, lasciando segni, tracce indelebili sia della vita che tanto amiamo, sia della morte che ancora non conosciamo.

Nota: Il 30 ottobre 2016 il paese di Castelluccio è stato quasi completamente raso al suolo da un importante evento sismico. A due anni dall’evento il paesino si sta riprendendo ma non ha abbandonato il suo fascino e la sua “magia”

 

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Napoli e la sua Metro “Art”

E’ vero, è difficile a Napoli imbattersi in una giornata di brutto tempo che vi “consigli” di trovare un posto al chiuso da visitare. In ogni caso tra i luoghi che dovete vedere assolutamente, mettete in programma anche le linee 1 e 6 della metropolitana partenopea.

Una visita dal costo contenuto, 1,10 euro (ovvero il costo del biglietto di viaggio) soprattutto se decidete di “visitare” la linea1: Garibaldi, Università, Municipio, Toledo, Dante, Museo, Materdei, Salvator Rosa, Quattro Giornate, Vanvitelli, Rione Alto le stazioni da visitare.  Se poi volete continuare per la linea 6 scendere a Mergellina, Lala, Augusto, Mostra.

Si accede ad in una stazione, si prende il biglietto e poi si scende ad ogni fermata e si gira per i corridoi si predono le scale mobili per vedere le istallazioni e le opere, circa 200, realizzate da più di novanta autori e da alcuni giovani architetti locali.

Finita la visita si risale sul treno per scendere alla fermata dopo.

I passaggi dei treni non sono frequentissimi, in certi orari può superare i 15 minuti ma in ogni fermata, le cose da vedere sono molte.

Sotto il nostro fotoracconto.

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Tirana e i simboli della nuova Albania

Locali alla moda, gallerie d’arte, negozi di abbigliamento delle griffe più trendy e tante auto di grossa cilindrata: questo è il Blloku, il quartiere animato di giorno e di notte dove tutti amano passeggiare, il quartiere dove  viveva asserragliato con la sua corte il dittatore Enver Hoxha .

A guidare questa voglia di rinnovamento una generazione di nuovi imprenditori molti dei quali ex ragazzini della “boat generation”: scappati in Italia con i gommoni  nel 1991. In fuga dal paese più paranoico è isolato d’Europa, ma ora ritornati.

Claudia racconta nel locale che gestisce con i fratelli: “ho vissuto  Milano per 10 anni e mi sono laureata in Economia alla Bicocca, ma sono tornata “. Si chiama Oda, la camera degli ospiti, ed è un piccolo ma delizioso ristorante dove gustare la cucina tradizionale Albanese, arredato con grande gusto con oggetti della trazione dei contadini e dei pastori appartenuti alla sua famiglia.

Tirana è anche incontro con il passato.

Per non dimenticare cosa ha rappresentato il regime comunista di Hoxha dove tutto era controllato anche il taglio dei capelli, dovete visitare BunkArt il museo storico allestito in uno dei numerosissimi bunker fatti costruire dal regime.

Subito dopo andate alla National Gallery of Art.  Oltre alle tele celebrative degli artisti albanesi del realismo socialista, potrete ammirate le opere di Julius Eb.  Artista contemporaneo, usa la fotografia per realizzare pannelli con immagini  dei nuovi valori  di quella che chiama la Generazione A, ossia i nati dopo il 1990 che non hanno conosciuto il comunismo ma che vivono in questo turbinio di cambiamenti.
Una sorta di archeologia digitale con soggetti dai colori sgargianti, prevalentemente femminili, tra i quali traspaiono sullo sfondo i simboli in bianco e nera del passato regime.

L’arte come sempre anticipa le tendenze.

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In “Loop” sui treni che corrono sopra Chicago

Chicago, la terza città degli Stati Uniti dopo New York e Los Angeles, vive adagiata lungo le sponde del lago Michigan. I 9,5 milioni di abitanti dell’area metropolitana (Chicagoland), un terzo afroamericani, un terzo europei, 20% di ispanici e numerosi asiatici, sono in continuo movimento per le ampie arterie della metropoli. Completamente ricostruita dopo l’incendio del 1871 la città ha intrapreso un’innovativa impresa igegneristica che ha fatto nascere a fine 800 una delle più prestigiose scuole di urbanistica ed architettura del pianeta.

I frutti sono stati numerosi tra questi la creazione del “loop”, una rumorosa ferrovia di 3 km (che fa parte delle linee della metro) che corre su binari sopraelevati attraversando le vie della downtown formando un anello (mezzo miglio quadrato) e delimitando il business district circolando rettangolarmente intorno di Lake Street a nord, Wabash Avenue a est, Van Buren Street sud e Wells Street ovest.

 

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Immagini di vitalità per le vie di Tunisi

Una giovane Tunisi vive all’aperto, fino a tarda notte, nell’aria mite di una giornata di novembre. I caffè e i ristoranti da strada sono animati e chiassosi. Verso il tramonto, per una dozzina di minuti, i passeri tra i rami degli alberi di Avenue Bourghiba coprono ogni altro rumore con il loro intenso vociare. Il frastuono cessa improvvisamente, e dopo qualche istante il silenzio viene subito riempito dal brusio dei clienti dei bar intenti a sorseggiare caffè o the alla menta al termine della giornata di lavoro.

Nei suk della Medina così come nei negozi che espongono le merci all’aperto nel quartiere coloniale Francese sono spariti quasi completamente i turisti.

Alla rivoluzione del 14 gennaio 2011, mi racconta un taxista in perfetto italiano, sono seguiti momenti difficili . Gli attentati al museo del Bardo e alla spiaggia di Sousse, con la morte di numerosi turisti hanno cancellato il paese dalle rotte delle crociere contribuendo a mettere in ginocchio l’economia Tunisina.

Le foto che vedi le ho scattate con un Nikon 5500 con focale 28 mm . Ripresa con la tecnica del jib arm secondo Glenn Capers.

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In kimono per onorare la tradizione e subito dopo condividerla

Due coppie di ragazzi che si fanno un selfie, con tanto di bastone, vestiti con il tradizionale kimono giapponese. Se capitate in uno dei luoghi di culto del Sol levante per la fine dell’anno, non sarà raro incontrare giovani vestiti con il simbolo della tradizione Giapponese. Da noi ci sono i botti, il cotechino, le lenticchie, il bacio sotto il vischio, la loro cultura prevede invece che il primo giorno dell’anno ci si vesta con il più dei tradizionali degli abiti giapponesi e ci si rechi nei templi o santuari, a seconda della religione abbracciata, esprimendo i desideri per il nuovo anno con amuleti e bigliettini appesi in apposite strutture.

Ed i giovani giapponesi seguono la tradizione, rimanendo calati tempo che stanno vivendo.

Kimono molto spesso affittati in uno dei tanti negozi che sorgono in prossimità dei luoghi di culto più frequentanti, tra bancarelle con ogni sorta di cibo e negozi di souvenir. All’interno di questi atelier kimono coloratissimi, bellissimi, con addette che con maestria e gusto ti vestono, pettinano e ti preparano per seguire la tradizione. Non esistendo taglie per il kimono da donna, sono le mani sapienti delle titolari dei negozi che con pieghe e rimbocchi li adattano alle forme delle signore e delle ragazze che li indossano.

Inquadro una ragazza vestita con un kimono molto raffinato, lei di fronte al parapetto di un tempio con lo sguardo perso verso l’infinita pianura di Kyoto. Scatto e lei li impassibile continua a contemplare ferma, immobile. Mi torna in mente Finardi e la sua Le ragazze di Osaka quando cantava: “Mi sento solo in mezzo alla gente, osservo tutto ma non tocco niente, mi sento strano e poco importante, quasi fossi trasparente” …

Poi una coppia di ragazzi, massimo vent’anni, lui vestito con un kimono verdone molto rigoroso, lei con uno coloratissimo il cui tessuto sembra morbidissimo, mi porgono il loro iPhone 6: can you take me a picture please?.

Con un cenno della testa annuisco, prendo lo smartphone, inquadro e scatto mentre loro con l’indice ed i medio della mano destra fanno una V.

D’altronde le tradizioni prima si rispettano ma subito dopo si condividono su Facebbok e Istagram.

 

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La Londra di sotto, che spettacolo per la streetphoto. Impossibile non innamorarsi

La mia passione per Londra risale a qualche anno fa, quando la mia ex ragazza mi propose di andare con lei a trovare degli zii, che vivevano a Londra appunto, per Natale. Inutile dire che accettai subito; ma non la cosa non avvenne ci separammo prima. Da allora Londra era ovunque: un film, un fumetto, la pubblicità di un sito di viaggi mostrava quanto fosse concorrenziale il volo Milano-Londra e così via.

Così, quest’anno, io e la mia ragazza (diversa dalla precedente per fortuna!), decidiamo di fare un viaggio a Londra!

Con queste fotografie ho voluto raccontare la Londra che mi ha affascinato. La Londra che respira e vive sotto la scorza di palazzi e strade ricolme di auto, taxi e autobus a due piani. La Londra della metropolitana o Underground o come la chiamano alcuni “The Tube”.

402 km di rotaie, 11 linee, 270 stazioni. Una città sotto la città dove ogni anni passano 28 milioni di persone. Una Londra fatta di artisti di strada, le cui note riecheggiano per i corridoi sotterranei in cambio di qualche spicciolo, di persone che si muovo invisibili e indifferenti, perse nei pensieri e nelle preoccupazioni delle giornate che non vogliono finire. Una Londra sotterranea dove c’è chi aspetta l’arrivo di un treno e chi corre mentre perde la coincidenza con quello successivo. Dove i segnali con scritto “way out” ti salvano la vita indicandoti l’uscita.

Mi sono innamorato di Londra sia quella di sopra che quella di sotto, non so come ma è successo, ma sono contento che sia successo

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