La Provenza del Piemonte

Si chiama Sale San Giovanni e si trova nelle splendide colline piemontesi nell’Alta Langa, la “mezza montagna” di quel cuneese che sente già il profumo del mare. Un paesino di 170 anime (a quasi 700 metri di altezza) che tra giugno e metà luglio accoglie migliaia di visitatori per la fioritura della lavanda, ma da vedere ci sono anche due belle chiese ed un castello.

Una vera e propria attrazione turistica quella della lavanda, organizzata e ben gestita con vari percorsi a piedi (il più lungo è di 9 chilometri a questo link gli itinerari) che non fa rimpiangere la Provenza.

Durante la passeggiata ovviamente i colori della lavanda ma anche di molte altre erbe oltre al grano antico Enkir considerato il “padre dei cereali moderni”, il “triticum monococcum il più antico cereale del mondo”.

Sotto il nostro fotoracconto (cliccando sull’immagine si ingrandisce).

 

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Il Miglio Sacro con i ragazzi che stanno facendo “scoprire” il Rione Sanità

Antonio comincia a raccontarmi della Cooperativa la Paranza dopo un’oretta che siamo in giro per il Rione Sanità di Napoli. Si siede nella navata della Basilica di San Gennaro Extra Moenia -che è certo luogo di culto ma anche spazio di incontro culturale per mostre ed eventi, ingresso all’area delle Catacombe e fino a una decina di anni fa magazzino dell’Ospedale San Gennaro in cui è inglobato- e comincia a descrivere il luogo, poi parlando della Cooperativa che ha permesso la rinascita di questi luoghi un tempo abbandonati e comincia.

“Ci siamo chiamati Paranza come le cose belle e buone della nostra terra”, dice Antonio volendo subito creare una linea di demarcazione con i luoghi comuni che legano il quartiere, alla visione data dai film come Gomorra o dal libro di Saviano “la Paranza dei bambini”, per l’appunto.

Antonio è la mia guida nel quartiere Sanità: stiamo ripercorrendo “il Miglio sacro”, uno dei percorsi che i ragazzi della Cooperativa La Paranza propongono ai turisti.

“Siamo nati una decina di anni fa, grazie ad una delle tante intuizioni diventate realtà di Don Antonio Loffredo, ora diamo lavoro a 35 persone, quasi tutti ragazzi della Sanità”, spiega Antonio.

Don Loffredo è il parroco del Rione Sanità, da una ventina d’anni cerca di dimostrare che in un quartiere giudicato difficile, ma ricco di storia, di cultura, di tesori architettonici e gastronomici, si può fare nascere opportunità e dare lavoro e futuro ai ragazzi del posto.

Antonio mi racconta che tutto nasce da una scommessa, riportare alla luce quegli gli spazi delle Catacombe che fino ad allora erano state lasciate al degrado e farne un luogo di attrazione turistica. Don Loffredo prepara il progetto cerca finanziatori e supporto, presenta un bando per ottenere fondi dall’Unione Europea e lo vince. Comincia così il percorso di rinascita che in pochi anni ha consentito di aprire questa parte delle Catacombe di Napoli fino ad allora chiuse e portarci, nel 2018, oltre 150 mila turisti e dare lavoro a 35 ragazzi.

Tra loro Amara un ragazzo senegalese che parla un perfetto napoletano arrivato due anni fa con i barconi ed ospitato in una colorata accoglienza della parrocchia a fianco del Cimitero delle Fontanelle. Amara è oggi la guida dei turisti francesi nel sottosuolo del Rione.

Un interesse turistico per il Rione che ha generato anche un notevole indotto con la rinascita di ristoranti ed altre attività dedicate al turista confermando la visione di Padre Antonio, dare una prospettiva lavorativa e di sviluppo al quartiere.

Quello del Miglio Sacro è uno dei percorsi turistici proposti dalla Cooperativa, a mio parere il più bello perché permette di vivere il Rione che diede i natali anche a Totò.

Si parte da Porta San Gennaro e da subito ci si immerge nel colorato e vivo quartiere attraverso il suo mercato, i suoi palazzi storici come Palazzo Sanfelicie e quello dello Spagnuolo (resi famosi da molti film), i vicoli, le chiese (tre le quali la bellissima Basilica Santa Maria della Sanità), le Catacombe ed il Cimitero delle Fontanelle.

Grazie a La Paranza, ed ad altre Cooperative che sono nate negli anni successivi, oggi un quartiere considerato un ghetto è diventato meta turistica dimostrando che questa è la vera ricchezza, una certa alternativa a quanto può proporre la criminalità.

Ed al termine delle tre ore in compagnia dei ragazzi de la Paranza, anche il vostro cuore batterà forte per La Sanità.

Guarda il fotoracconto di Norberto Maccagno cliccando sulla prima foto sotto.

 

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Del Muro di Berlino rimane il ricordo, una linea e pochi resti

A 30 anni dalla caduta del Muro di Berlino, dei suoi 155 km di cemento rimane poco, e quel poco è un set per selfie in pasto ai turisti o per gli artisti di strada.

A memoria del “Muro” rimane una linea incastonata nella strada quasi a dire: doveroso ricordare ma anche andare oltre.

Qualche tempo fa abbiamo fatto un giro per la città cercando “il muro”. Ecco il nostro fotoracconto. A questo link immagini ad uso editoriali sul tema

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A spasso tra i caldi colori dell’ocra

Se le vostre vacanze vi portano in Provenza (Francia), c’è un paesino che non dovete perdervi: Roussillon.

Arroccato su di una collina è famoso per il suo “Sentiero delle Ocre”, dove il colore forte delle rocce contrasta con il verde degli alberi ed il celo azzurro della Provenza.

Le rocce per certi versi ricordano il Moab dello Utah o il Brice Canyon, anche se lo spazio è decisamente più “ristretto”.  

Due i sentieri da percorrere a piedi tracciati, ben segnalati e fattibili anche con bambini, uno da 30 minuti e uno da 60 minuti (ma i tempi indicati sono molto generosi) che vi porteranno nel cuore del parco ammirandone i colori e le forme delle rocce e della vegetazione.

Infine, uscendo dal parco, un giro per le vie stette del paesino e lo sguardo sulla valle dalla sommità della piazza del paese è d’obbligo.

A questo link il sito ufficiale.

Sotto il nostro fotoracconto.

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A Berlino, passeggiando tra i blocchi per non dimenticare

2.711 blocchi di cemento rettangolari, di dimensione diversa, sistemati a griglia in modo da sembrare bare, che formano un labirinto i cui stretti corridoi dal fondo “ondulanto”, sono a simbolo della condizione degli ebrei durante il periodo raziale.

E’ il Memoriale per gli ebrei assassinati d’Europa, o memoriale dell’Olocausto, e come molti dei luoghi di ricordo a Berlino è sobrio, non retorico, dove la pesantezza del ricordo riesce ad essere anche leggera.

Il monumento si trova nel quartiere di Mitte (un tempo era la terra di nessuno tra i due lati del Muro) circondato da un parco, palazzi, ed a nord dall’ambasciata USA e poco più avanti la Porta di Brandeburgo ed il palazzo del Governo.

L’area, di circa 20 mila metri quadrati, è sempre aperta in modo che si possa vivere: unico limite (spesso disatteso) non salire sui blocchi. Sotto l’area un “Centro di documentazione” che raccoglie le storie e testimonianze delle famiglie vittime dell’Olocausto in Europa.

All’uscita, uno scritto di Primo Levi ammonisce ricordando che quanto è successo, può succedere di nuovo.

 

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Tokyo, al mercato del pesce che non c’è più

Tsukiji, il famoso mercato del pesce di Tokyo, si è appena trasferito abbandonando la sede che lo ha ospitato per più di 80 anni.
Al suo posto nascerà un parcheggio che servirà per le Olimpiadi.

In realtà il mercato da tempo non riusciva più ad essere funzionale e non poteva espandersi essendo nel centro cittadino.

Oltre ad essere un polo commerciale, 12,6 milioni di euro il fatturato giornaliero, a metà mattina il mercato si apriva ai turisti e tutta l’area, a poca distanza dal ricco quartiere di Ginza, diventava quasi impraticabile per il numero di persone che lo frequentavano ed affollavano le vie limitrofe piene di sushi bar, locali e negozi. I più temerari, nel cuore della notte, si mettevano in coda per assistere all’asta dei tonni che si svolgeva alle prime luci dell’alba.
Turisti che vagavano indisturbati tra le casse di pesci di ogni specie, forma e colore, ammassate a prima vista senza una logica, cercando di non farsi mettere sotto dai “cilindrici” carrellini elettrici.

La nuova sede si trova sull’isola artificiale di Toyosu, a circa tre chilometri e mezzo di distanza da quella storica: è più grande e meglio attrezzata, ma sembra aver meno fascino rispetto al vecchio mercato.

Per chi non l’avesse visto, o per ricordare la visita, il nostro fotoracconto al mercato del pesce che da qualche giorno non c’è più.

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I volti di New York

Nessun posto al mondo è paragonabile a New York perchè New York ha dentro di sè l’anima di tutti i posti del mondo.
Siamo abituati a visitare città ed ammirarne i monumenti, le costruzioni, le opere d’arte, ma ciò che rende unica questa città non sono i grattacieli, non sono i taxi gialli, i ponti e nemmeno la Statua della Libertà.

New York è una metropoli enorme, milioni di strade che si intrecciano ordinate, e appena arrivi a Manhattan e sali i gradini della metropolitana riesci solo a guardare in aria e a sentirti dentro un film.

È solo alla fine del tuo viaggio che ti rendi conto di non aver visitato una città bensì di aver incontrato la vita negli occhi di chi la città la vive.

Hai camminato per chilometri ascoltando decine di lingue diverse, hai guardato facce provenienti da tutto il mondo, sfiorato per sbaglio pelle di un colore diverso dal tuo.

Ti sei stupito di fronte a cose che fino ad un attimo prima reputavi strane e che invece tra la gente di New York appaiono del tutto normali.

Hai visto artisti, lavoratori, turisti convivere in un’armonia magica.

Hai trascorso ore che sembravano secondi nella corsa della città che non dorme mai ed attimi eterni.

Hai assaggiato sapori di tutti i Paesi, sentito l’odore della pioggia rabbrividendo ed il sole ti ha scaldato mentre stavi disteso su un prato a Central Park.

Hai conosciuto che cos’è la libertà.

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Castelluccio di Norcia ritorna ad essere magico

Castelluccio (Norcia-PG) è un luogo dove il tempo si mescola creando forme inaspettate. Un luogo per certi versi magico, laddove un rifiorire di sensazioni immediate assumono fisionomie a tratti tangibili, a tratti immateriali ed incorporee. Sentimenti insospettabili si rincorrono in rapide scorribande dove l’anima ogni volta scalpita rinnovandosi come quel fresco mattino che sorge all’alba donandoci una vita nuova, imprevedibili bellezze e cotanti misteri.

Castelluccio (Norcia) è un luogo che sembra vivere al di fuori del tempo; il silenzio sembra asciutto, il vento si alterna a momenti di calma ( apparente! ) tanto che lo sguardo fa fatica a posarsi sulle cose e a scorgere attimi dietro a quei contorni che sembrano cambiare forma in un baleno.

Le montagne che sono vetuste, antiche, perfettamente intatte nel loro stato d’animo vivo ed imponente … sono lo sfondo ideale per un paesaggio che produce stupefazione e sbigottimento ogni qual volta lo sguardo si appoggia su di esso.

Il presente che si muove in maniera diligente, quasi danzando sulle punte attraverso movimenti ordinati, ponderati, e la macchina fotografica che persino si commuove quando inquadra bambini avvolti in tutto il loro splendore; occhi che rivelano alla vita la speranza vera, pura, il candore di chi la vita la sente palpitare dentro come un fuoco sempre acceso.

Una signora anziana, che forse, pensa alla solitudine come a un luogo persino affascinante. Una dimensione da cui attingere nozioni per poter affrontare un cammino nuovo, o una vecchia strada, usata nel tempo … perché il tempo passa con eleganza, lasciando segni, tracce indelebili sia della vita che tanto amiamo, sia della morte che ancora non conosciamo.

Nota: Il 30 ottobre 2016 il paese di Castelluccio è stato quasi completamente raso al suolo da un importante evento sismico. A due anni dall’evento il paesino si sta riprendendo ma non ha abbandonato il suo fascino e la sua “magia”

 

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Napoli e la sua Metro “Art”

E’ vero, è difficile a Napoli imbattersi in una giornata di brutto tempo che vi “consigli” di trovare un posto al chiuso da visitare. In ogni caso tra i luoghi che dovete vedere assolutamente, mettete in programma anche le linee 1 e 6 della metropolitana partenopea.

Una visita dal costo contenuto, 1,10 euro (ovvero il costo del biglietto di viaggio) soprattutto se decidete di “visitare” la linea1: Garibaldi, Università, Municipio, Toledo, Dante, Museo, Materdei, Salvator Rosa, Quattro Giornate, Vanvitelli, Rione Alto le stazioni da visitare.  Se poi volete continuare per la linea 6 scendere a Mergellina, Lala, Augusto, Mostra.

Si accede ad in una stazione, si prende il biglietto e poi si scende ad ogni fermata e si gira per i corridoi si predono le scale mobili per vedere le istallazioni e le opere, circa 200, realizzate da più di novanta autori e da alcuni giovani architetti locali.

Finita la visita si risale sul treno per scendere alla fermata dopo.

I passaggi dei treni non sono frequentissimi, in certi orari può superare i 15 minuti ma in ogni fermata, le cose da vedere sono molte.

Sotto il nostro fotoracconto.

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Tirana e i simboli della nuova Albania

Locali alla moda, gallerie d’arte, negozi di abbigliamento delle griffe più trendy e tante auto di grossa cilindrata: questo è il Blloku, il quartiere animato di giorno e di notte dove tutti amano passeggiare, il quartiere dove  viveva asserragliato con la sua corte il dittatore Enver Hoxha .

A guidare questa voglia di rinnovamento una generazione di nuovi imprenditori molti dei quali ex ragazzini della “boat generation”: scappati in Italia con i gommoni  nel 1991. In fuga dal paese più paranoico è isolato d’Europa, ma ora ritornati.

Claudia racconta nel locale che gestisce con i fratelli: “ho vissuto  Milano per 10 anni e mi sono laureata in Economia alla Bicocca, ma sono tornata “. Si chiama Oda, la camera degli ospiti, ed è un piccolo ma delizioso ristorante dove gustare la cucina tradizionale Albanese, arredato con grande gusto con oggetti della trazione dei contadini e dei pastori appartenuti alla sua famiglia.

Tirana è anche incontro con il passato.

Per non dimenticare cosa ha rappresentato il regime comunista di Hoxha dove tutto era controllato anche il taglio dei capelli, dovete visitare BunkArt il museo storico allestito in uno dei numerosissimi bunker fatti costruire dal regime.

Subito dopo andate alla National Gallery of Art.  Oltre alle tele celebrative degli artisti albanesi del realismo socialista, potrete ammirate le opere di Julius Eb.  Artista contemporaneo, usa la fotografia per realizzare pannelli con immagini  dei nuovi valori  di quella che chiama la Generazione A, ossia i nati dopo il 1990 che non hanno conosciuto il comunismo ma che vivono in questo turbinio di cambiamenti.
Una sorta di archeologia digitale con soggetti dai colori sgargianti, prevalentemente femminili, tra i quali traspaiono sullo sfondo i simboli in bianco e nera del passato regime.

L’arte come sempre anticipa le tendenze.

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