La storia di Franca in mostra a Reggio Emilia

E’ stata inserita nella Sezione “Circuito Off” dell’edizione 2017 di Fotografia Europea, il festival che raccoglie a Reggio Emilia mostre ed eventi dedicati alla fotografia ma non solo.

Il lavoro proposto da Stefano Scherma, racconta la storia di Franca, 82 anni, immigrata dall’Aspromonte ad Aosta negli anni ’60.

Dal 1974 lavora nella sua lavanderia che, nonostante negli ultimi anni sia svuotata di clienti, ha mantenuto la funzione decadente di rifugio. A luglio 2015 si ammala. Negli ultimi due anni Franca ha attraversato tre fasi della sua vita: lavanderia, malattia e rinascita. Contatto quotidiano e oralità gli strumenti. Memoria come bene prezioso, unico; archivio in cui ricordi veri e verosimili costruiscono il suo presente reale.

Le fotografie sono esposte al Casablanca Pub via Magati 1/A Reggio Emilia. Per informazioni a questo link.

 

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Noblesse oblige – God save the Decibel

“Siamo stati punk prima di te” potrebbero affermare Silvio Capeccia, Fulvio Muzio e ovviamente Enrico Ruggeri che passando dalla new wave continuano a quarant’anni di distanza a suonare rock and roll con una freschezza che si sognano molti ragazzini.

Fa tappa ad Asti al Palco 19 (già teatro Politeama) il Noblesse Oblige tour dei Decibel, in un contesto che ben valorizza il “rock aristocratico” suonato dalla band Milanese.

Due ore di concerto volate tra virtuosismi musicali, testi pungenti e dissacranti nel 2017 come nel ’77 . Classici come Contessa e Vivo da Re, cover di Lou Reed e David Bowie supportano gli inediti di un album interessante che non ha cadute di ritmo e tempi morti.

No future? Sure?

Ecco il fotoracconto della serata. (clicca sulla prima foto per ingrandirla e poi sorri a lato per vederle tutte)

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Guerre Stellari, la mostra. Ma non chiamateli “giochi”

Si titola “Guerre Stellari Play” la mostra che dal 9 al 16 luglio –Magazzini del Cotone di Genova- ripercorre la saga “che ha appassionato tre generazioni” attraverso le riproduzioni Hasbro.

La mostra, già proposta a Roma, offre la possibilità di ammirare una raccolta di modellini, action figure, manifesti, costumi, caschi e libri; il curatore, Fabrizio Modina, racconta l’evoluzione di tutto il merchandising legato alla serie di film che ha fatto la storia della fantascienza cinematografica.

Oltre 1.000 i pezzi, vere opere d’arte, in mostra tre cui le riproduzioni in scala naturale di Darth Vader, degli Stormtrooper e del maestro Yoda.

Il percorso si sviluppa su due piani, un audioguida, compresa nel biglietto di ingresso (13 euro, ridotto 11euro), racconta le varie ambientazioni proposte ed i segreti delle collezioni esposte. La mostra è anche (minimante) interattiva, i visitatori possono riprodurre alcuni disegni, ricalcando quelli originali su carta velina, o scoprire, inserendo il proprio nome e cognome su uno schermo, quale sarebbe il proprio ruolo nella saga.

La mostra ha anche finalità formative: gli scenari e i paesaggi più famosi fanno da spunto per parlare di galassie, stelle e sistemi solari, un percorso è anche pensato per conoscere le esplorazioni spaziali umane dai primi voli orbitali sino agli allunaggi.

Questo il nostro fotoracconto (per ingrandire le immagini cliccare sulla prima e poi proseguire utilizzando le freccia)

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Il loro mestiere è raccontare come si vive con “gli spari sopra”. Gli scatti in mostra a Torino

dsc_6463Due le foto che possono rappresentare gli estremi della mostra “In prima linea. Donne fotoreporter in luoghi di guerra (fino al 13 novembre a Palazzo Madama di Torino): quella che ritrae tre donne armate in perfetta posa scattata da Annabel Van den Berger, scelta per il cartellone della mostra, e quella di Andreaja Restek che fissa il civile Siriano con giubbotto antiproiettile e Kalascnicof fumante che attraversa un incrocio sparando all’impazzata verso la zona da dove potrebbe arrivare il fuoco nemico.

Le 70 foto presentate dalle 14 donne fotoreporter non rappresentano, solo, immagini di guerra ma raccontano momenti di vita di chi cerca di sopravvivere nelle zone di conflitto o in quei Paesi dove i conflitti arrivano attraverso i racconti di chi tenta di lasciarseli alle spalle.

C’è lo scatto del militare che si protegge le orecchie mentre il compagno spara con un mortaio o la miliziana che accarezza un cane trovato per strada, il bambino che gioca con un’arma di legno oppure l’anziana donna con in mano un lenzuolo insanguinato, gli occhi delle donne siriane fuggite dal Libano e quelli azzurri di una ragazza in divisa. Momenti drammatici come la donna egiziana in rosso, inginocchiata, circondata da uomini e quelli di “pausa” come le donne nel Kurdistan appoggiate ad degli alberi mentre si riposano, una sembra intenta a scrivere una lettera, o del militare nella repubblica Centrafricana tranquillamente seduto su di una panchina con a fianco un “mucchio” d’armi.

Tra quelle che più di altre (per me) rappresentano la vita che continua nonostante tutto, quella scattata in Sudan da Camille Lapage che ritrae un uomo ed una donna per mano tra le macerie (e delle strutture di letti) ancora fumanti di un, credo, campo profughi.

Ma c’è differenza tra un fotoreporter donna ed uno uomo? Le durante la serata che l’Associazione Stampa Subalpina ha voluto dedicare alla presentazione della mostra dicono di no. Forse per loro è stato più difficile iniziare, raccontano, farsi prendere in considerazione ma poi il loro scopo è lo stesso dei colleghi uomini: raccontare cosa succedere con obiettività, dare voce a chi voce non ha.

Una signora seduta al mio fianco mentre guardiamo le fotografie che scorrono sugli schermi posizionati sotto il pavimento di vetro del cortile medievale di Palazzo Madama, mi dice: “ma come fanno a dormire la notte dopo aver visto tutto questo”?
La risposta l’aveva data qualche giorno prima Andreaja Restek, una delle fotoreproter che hanno esposto i propri lavori ma anche una delle organizzatrici. “Ognuna di noi –ha detto Andreaja Restekl- si comporta in maniera diversa anche se tutte ci creiamo una corazza con cui cerchiamo di tenere lontano il dolore che viviamo ma anche la consapevolezza di sapere che quello potrebbe essere stato il nostro ultimo viaggio”.

Come è stato per Camille Lapage, una delle 14 fotoreporter protagoniste della mostra. Camille è stata uccisa nella Repubblica Centrafricana nel 2014. Tra i suoi 5 scatti quello che la ritrae sorridente mentre attraversa un fiume con le sue macchine fotografiche al collo, gli scarponi in mano ed un gruppo di bambini alle spalle.

Una mostra da non perdere, potenti gli scatti, bellissimo l’allestimento. Unico appunto, le dimensioni dei caratteri delle descrizioni delle foto e dei profili delle autrici: troppo piccoli.

Attrezzatura utilizzata: Nikon D7000; obiettivo Sigma 17-70mm

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Metti un giorno in EXPO, a caccia di scatti

Il tema era nutrire il pianeta ma nei ricordi di chi l’ha visitato molte le immagini che rimangono. Persone, cibo e architettura sicuramente i tre “aspetti” in cui i tanti fotografi, amatoriali ma anche professionisti, si sono cimentati.

E gli spunti certo non sono mancati: dalle interminabili code del mese di Ottobre, alle calure estive camminando per il Decumano, ai colori dei piatti e delle tante persone provenienti da ogni parte del mondo, i sorrisi dei volontari, gli eventi l’albero della vita colorato fotografato in ogni sua angolazione e postato su tutti i social.

Sicuramente chi ha voluto e gestito l’evento ha vinto la scommessa, per capire se ne valeva la pena si dovrà valutare cosa rimarrà alla città di Milano e non solo in termini di strutture e servizi.

Attrezzatura utilizzata: Nikon D7000; Obiettivo Nikor 18-300 – Sigma 17-70

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