Tokyo, al mercato del pesce che non c’è più

Tsukiji, il famoso mercato del pesce di Tokyo, si è appena trasferito abbandonando la sede che lo ha ospitato per più di 80 anni.
Al suo posto nascerà un parcheggio che servirà per le Olimpiadi.

In realtà il mercato da tempo non riusciva più ad essere funzionale e non poteva espandersi essendo nel centro cittadino.

Oltre ad essere un polo commerciale, 12,6 milioni di euro il fatturato giornaliero, a metà mattina il mercato si apriva ai turisti e tutta l’area, a poca distanza dal ricco quartiere di Ginza, diventava quasi impraticabile per il numero di persone che lo frequentavano ed affollavano le vie limitrofe piene di sushi bar, locali e negozi. I più temerari, nel cuore della notte, si mettevano in coda per assistere all’asta dei tonni che si svolgeva alle prime luci dell’alba.
Turisti che vagavano indisturbati tra le casse di pesci di ogni specie, forma e colore, ammassate a prima vista senza una logica, cercando di non farsi mettere sotto dai “cilindrici” carrellini elettrici.

La nuova sede si trova sull’isola artificiale di Toyosu, a circa tre chilometri e mezzo di distanza da quella storica: è più grande e meglio attrezzata, ma sembra aver meno fascino rispetto al vecchio mercato.

Per chi non l’avesse visto, o per ricordare la visita, il nostro fotoracconto al mercato del pesce che da qualche giorno non c’è più.

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In kimono per onorare la tradizione e subito dopo condividerla

Due coppie di ragazzi che si fanno un selfie, con tanto di bastone, vestiti con il tradizionale kimono giapponese. Se capitate in uno dei luoghi di culto del Sol levante per la fine dell’anno, non sarà raro incontrare giovani vestiti con il simbolo della tradizione Giapponese. Da noi ci sono i botti, il cotechino, le lenticchie, il bacio sotto il vischio, la loro cultura prevede invece che il primo giorno dell’anno ci si vesta con il più dei tradizionali degli abiti giapponesi e ci si rechi nei templi o santuari, a seconda della religione abbracciata, esprimendo i desideri per il nuovo anno con amuleti e bigliettini appesi in apposite strutture.

Ed i giovani giapponesi seguono la tradizione, rimanendo calati tempo che stanno vivendo.

Kimono molto spesso affittati in uno dei tanti negozi che sorgono in prossimità dei luoghi di culto più frequentanti, tra bancarelle con ogni sorta di cibo e negozi di souvenir. All’interno di questi atelier kimono coloratissimi, bellissimi, con addette che con maestria e gusto ti vestono, pettinano e ti preparano per seguire la tradizione. Non esistendo taglie per il kimono da donna, sono le mani sapienti delle titolari dei negozi che con pieghe e rimbocchi li adattano alle forme delle signore e delle ragazze che li indossano.

Inquadro una ragazza vestita con un kimono molto raffinato, lei di fronte al parapetto di un tempio con lo sguardo perso verso l’infinita pianura di Kyoto. Scatto e lei li impassibile continua a contemplare ferma, immobile. Mi torna in mente Finardi e la sua Le ragazze di Osaka quando cantava: “Mi sento solo in mezzo alla gente, osservo tutto ma non tocco niente, mi sento strano e poco importante, quasi fossi trasparente” …

Poi una coppia di ragazzi, massimo vent’anni, lui vestito con un kimono verdone molto rigoroso, lei con uno coloratissimo il cui tessuto sembra morbidissimo, mi porgono il loro iPhone 6: can you take me a picture please?.

Con un cenno della testa annuisco, prendo lo smartphone, inquadro e scatto mentre loro con l’indice ed i medio della mano destra fanno una V.

D’altronde le tradizioni prima si rispettano ma subito dopo si condividono su Facebbok e Istagram.

 

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